La processione di S.Bovo

Bovo, in francese Beuvon, in latino Bobo e in latino volgare Bobone, nasce a Noyers sur Jabron nel 940 e muore a Voghera il 22 maggio 986. Secondo un’antica biografia, in parte leggendaria, sarebbe figlio dei nobili provenzali Adelfrido e Odelinda; si distinse in numerose battaglie in particolare contro i Mori. Successivamente cambiò vita, dedicandosi alla meditazione, alla penitenza e ai pellegrinaggi, perdonò gli uccisori del fratello e ebbe fama di taumaturgo.
Durante uno dei suoi pellegrinaggi a Roma si ammalò e morì a Voghera. Il corpo fu sepolto fuori dalla mura delle città e la sua tomba fu presto dimenticata; ritrovato in seguito ad eventi miracolosi, nel 1212 il corpo fu portato a Pavia e nel 1467 fece ritorno a Voghera di cui ne è patrono.

A Basaluzzo la festa di San Bovo è molto antica.
Nella relazione del 1751 sulla Parrocchia di Basaluzzo, nel capitolo relativo alle pratiche della chiesa di Sant’Andrea in Basaluzzo si dice che nel giorno di San Bobone, festa nell’Oratorio dei Confratelli, il parroco canta le Messe ed in occasione della festa gli stessi confratelli “mettono in pubblico un capo o un sendale, si fanno molti biglietti e poi si tirano a sorte le sopradette cose”. Il Vernetti nella storia di Basaluzzo parlando dell’Oratorio ci dice che la cappella del lato destro è dedicata a San Bovo e contiene un quadro del Santo. Nel regolamento della Confraternita di Sant’Antonio Abate eretta nell’Oratorio, stampato intorno al 1890, si dice che le funzioni più solenni che si celebrano nell’oratorio sono quelle di Sant’Antonio Abate, di Santa Lucia, dell’Assunta e di San Bovo.
La statua in legno, che viene portata in processione, rappresenta il santo in sella ad un cavallo, con armatura da cavaliere, spada e lancia.
I vecchi basaluzzesi dicevano che quando esce il cavallino porta la bella stagione ed alla manifestazione religiosa si accompagnava la partita di tamburello, il ballo alla sera e la fiera al martedì.

Negli ultimi anni invece si associa la festa di San Bovo al raduno degli alpini basaluzzesi che portano in processione la statua e la Fiera di Arti e Mestieri.