Chiesa parrocchiale di Sant’Andrea

Il Santo patrono della città, sino dalla sua fondazione, fu S. Andrea il quale era fratello di S. Pietro principe degli Apostoli, di cui egli era nel novero dei dodici. Questa chiesa è una fabbrica assai grande: ha tre navate se non cinque comprese la cappelle, le quali sono chiude dalla parte davanti con balaustre in pietra. La sua architettura non indica un’antichità tanto remota, ma si vede come sia stata rifabbricata e rafforzata e accresciuta a più riprese. Il coro è costrutto a semicerchio con i salli dei cantori formati di legno di noce, ed ornati con cornici che si scorgono fatte da intelligente autore. Adorna la prospettiva del coro un quadro rappresentante il santo Patrono Andrea il quale vien giudicato di comune pennello.
L’altare maggiore è di fino marmo e finemente lavorato da buon scalpello; è collocato isolato da tutte le parti sedendo in mezzo ad una superficie quadrata proporzionale l’ampiezza del sito. Quindi il presbiterio si dilata per lasciar luogo a due altari che stanno l’uno a destra e l’altro a sinistra del maggiore i quali vengono tutti e tre chiusi da una ricca balaustra di marmo di Carrara stupendemante lavorato, con tre gradini e tre anditi di passaggio, sicchè l’ampiezza dell’intero Sanctu Sanctorum raggiunge le proporzioni di una cattedrale.
È un bel lavoro quello dell’altare posto in cornu epistole tutto in marmo bianco con l’ancona, la quale con contorni di buon disegno racchiude i quindici misteri del Rosario che formano corona ad una sfondata nicchia nella quale sta in adorazione la stauta in legno ononima. Una tela ad olio ripara la statua stessa, quale venne dipinta dal sordo muto Lorenzo Roma allievo della scuola di Brera in Milano.
Quest’altare sta di fronte alla navata minore di destra di chi entra. Di fianco a quest’altare è misurata la lapide che ricorda la fondazione della Compagnia del Rosario nell’anno 1696 come già riportammo al capo della prima parte di quest’opuscolo. Sotto a questa lapide ve n’è infissa un’altra pure di marmo la quale riporteremo nella parte biografica allorchè faremo cenno del sacerdote Basaluzzese Don Felice Gemme.
Similmente l’altro bell’altare che sta a fronte della minor navata di destra, è di marmo e pur esso, è incrostato di marmi a colori su fondo bianco i quali armonizzano vagamente con giusto disegno e linee giustamente pronunciate terminando a somiglianza dell’altro su descritto; nel centro in marmorea ancona è collocato un buon quadro ad olio rappresentante il martirio della vergine Siciliana Agata, che d’ordine del Pretore Quinziano fu privata della mammelle, imperante Decio. Questa è opera del delicato pennello della distinta pittrice Carea Genovese.

Volgendo infine lo sguardo a destra vediamo la pella dedicata a S. Francesco d’Assisi fondatore dell’ordine dei Fratelli minori o Francescani il quale Santo nacque nel 1182 e morì nel 1229. In un quadro che forma ancona all’altare è rappresentato il Santo in atto di disputa, l’ancona è sorretto da due colonne scannellate che sostengono un bel modellato architrave il tutto ornato da antichi fregi dorati che formano un lavoro abbastanza pregevole. Seguendo sempre a destra, fra il muro che divide la suddetta cappella, da quella della vergine Immacolata, si presente un ampia apertura munita di vetri da ambi le parti la quale serva di nicchia alla bella statua di S. Gioacchino opera di qualche pregio sortita dallo scalpello del Montecucco. Ben ideata fu l’anzidetta apertura sia poichè il pio visitatore, o l’intelligente dell’arte scultoria possono a piacimento, il primo intercedere dal padre della Vergine a Dio pari, quelle grazie di cui abbisogna, ed il secondo studiarne le proporzioni ben conservate dell’arte che studia di imitare la natura.